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DIPENDENZA DA SOCIAL NETWORK: LA MALATTIA DEL FUTURO

By Antonio Cotardo on 16/11/2017 in Blog, Cultura, Fregature
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La tecnologia al giorno d’oggi è alla portata di tutti e sarebbe davvero impensabile uscire di casa senza avere uno smartphone. Ma è davvero così o siamo solo diventati schiavi di un sistema pensato ad hoc per non farci riflettere?

IL FATTO

La riflessione porta alla consapevolezza e quindi alla rivolta e sappiamo benissimo che l’obbiettivo principale del mondo odierno è appunto quello di non farci pensare. Ovvio che non potendo impedircelo hanno creato degli strumenti appositi. Noi però abbiamo sempre la nostra testa con la quale possiamo pensare tutto quello che ci pare. Ora vi chiedo: è necessario avere continuamente a disposizione internet controllando ogni nanosecondo messaggi, notifiche, e-mail o guardando video? Quante volte al giorno sbloccate il cellulare per controllare le nuove notizie ? Quante volte durante il film o la lettura di un libro ( per carità!) perdete la concentrazione per guardare il cellulare? Quante volte ad un concerto passate il tempo a fare foto, video, selfie? Quante volte andate in bagno portandovi appresso il cellulare? Ma una volta non si leggevano i giornali seduti sulla tavoletta? Magari sempre lo stesso, magari l’etichetta di un bagno schiuma ma almeno si leggeva!

LA DIPENDENZA

Non bisogna certamente preoccuparsi tirando conclusioni a casaccio. Ma se abbiamo fatto repentinamente le cose che ho elencato prima, dobbiamo cominciare a pensare che forse la situazione ci sta sfuggendo di mano. Dobbiamo pensare soprattutto che i ragazzi del futuro stanno crescendo in questa maniera, anzi, c’è di più: nascono già con lo smartphone. Alcuni studi dimostrano come si sia sviluppata tra le persone, l’ansia di essere esclusi dalla vita sociale, la sensazione di non vivere al massimo, il bisogno dell’approvazione altrui. Tutte queste emozioni sono sfociate nel peggiore dei casi, in veri e propri attacchi di panico.

EPILOGO

Nelle foto o nei post è facile mostrarsi per ciò che non si è, basta un programmino che elimina i difetti e via. La domanda che mi pongo è: che senso ha? Ne vale la pena? Non sarebbe il caso di correre ai ripari per evitare che le nuove generazioni diventino sempre più depresse e sempre più connesse?

Un saluto dal vostro Antonio Cotardo! 🙂

 

 

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