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LA CATTIVERIA E’ UNA MALATTIA?

By Antonio Cotardo on 25/01/2017 in Blog, Cultura
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Perché le persone si comportano male malgrado il bene?

A volte ci domandiamo perché alcune persone si comportano male, perché sono così cattive.  Pensate un po’: secondo il famoso psicologo inglese Simon Baron-Cohen, che ha appena pubblicato un libro sul tema, la cattiveria sarebbe una vera e propria malattia patologica. Ma vediamo insieme di che si tratta.

IL FATTO

A quanti di voi è capitato di essere trattati male senza motivo da un collega o di ricevere una risposta bruttissima mentre chiedete le informazioni stradali? Ma oltre a subire il torto, quante volte abbiamo trattato male qualcuno senza rendercene conto? Una spiegazione a tutto questo ci deve essere per forza, tanto che secondo lo psicologo Cohen, la cattiveria è scritta addirittura nei geni.

LA ”PATOLOGIA”

Dipende tutto dall’empatia, ovvero dalla capacità di immedesimarsi in un’altra persona e capirne i sentimenti. Nel momento in cui agisce infatti, il nostro cervello subisce una specie di cablaggio, ma ovvio che il discorso è soggettivo da persona a persona. Oltre ad analizzare l’eclatante caso della shoà, lo psicologo Cohen ha preso in analisi i piccoli screzi quotidiani tra gli individui, suddividendo il livello empatico in 6 gradi. Generalmente la maggior parte delle persone sono ferme intorno al livello 3, ma chiunque  può avere dei cali temporanei di empatia e purtroppo ci sono anche individui poco empatici a causa di una precisa conformazione dei loro circuiti neurali. E quello che non può spiegare la genetica può farlo la storia individuale, come le relazioni e gli affetti istaurati durante l’infanzia.

“Attenzione però,  il dato genetico e neurobiologico non può essere assolutizzato, altrimenti finiremmo per giustificare e considerare il nazista Eichmann uno psicopatico, cosa che non era affatto”, avverte Laura Boella, filosofa dell’università di Milano. 

EPILOGO

La malformazione genetica quindi, finirebbe per giustificare la cattiveria di molte persone, cosa che non va assolutamente bene perché in certi gesti possiamo tranquillamente scorgere un abisso di consapevolezza. Il signor Cohen dunque afferma che malgrado l’empatia sia un qualcosa di fragile, vulnerabile e soggetta a cadute, sarà proprio questa capacità umana a salvarci dall’accanimento, tenendo sotto controllo il male, prima che un passo la volta raggiunga il livello zero, provocando una totale indifferenza verso gli altri.  Concludo dicendo che il problema di fondo è che l’empatia la si dà per scontata e non viene impartita attraverso l’educazione, quando invece dovrebbe essere gestita in maniera attiva, portandola addirittura come materia tra i banchi di scuola. Per il momento è tutto, siate meno cattivi se ci riuscite, molte volte basta davvero poco!

 

Un saluto dal vostro Antonio Cotardo!

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