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SANT’ORONZO CI SALVO’ DALL’URAGANO, MA ANCHE ADRIANA!

By Antonio Cotardo on 23/11/2015 in Poesie e Racconti
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Che storia è mai questa?

In una tranquilla giornata di fine novembre dove solo la pioggia disturba la quiete di una cittadina esageratamente silenziosa come Caprarica,  Adriana, dopo aver portato a termine le sue solite mansioni di contadina decide di fare un giro per le vie del paese godendosi quella che di li a poco si rivelerà essere una calma apparente. Il cielo infatti non promette affatto nulla di buono: delle grosse nubi color cenere hanno inghiottito la luce, come se di colpo da lassù qualcuno si fosse stancato delle nostre meschine mercanzie. Adriana è esausta ma non per questo si lascia abbattere, anzi lei continua a girare spensierata perché quando ha la possibilità di respirare il sapore della libertà, le sembra uno spreco riposarsi. Adriana è convinta che ci sia tutta l’eternità per riprendere fiato ma ora non è possibile starsene li impalati, lei deve camminare, vuole urlare al mondo intero la sua libertà temporanea. Allora corre all’impazzata, salta, ride alla vita, assapora ogni misero istante, con le gambe percorre sentieri impraticabili, strade improbabili. Succede questo quando sei volgarmente felice, vuoi farlo sapere a tutti ma spesso eviti di farlo vedere per non essere accusato di esibizionismo. Adriana sa che bisogna fare davvero molta attenzione alle malelingue ma il suo cuore è quello di uno spirito libero, per cui se ne infischia. Mentre è intenta a seguire tutto questo groviglio di pensieri, senza rendersene conto ha raggiunto la strada per Galugnano ed è proprio qui che all’improvviso il respiro gli si spezza in gola. Davanti a lei infatti c’è un sentiero oscuro, una strada dove forse i raggi del sole non hanno mai messo piede fin ad ora. Cosi senza pensarci su due volte si avventura nell’oscurità fino a raggiungere la fine del sentiero. Ora quella strada non fa più paura come prima,gli alberi non sono più un problema perché Adriana ha illuminato il sentiero con la luce della sua anima, con la sua forza interiore. E’davvero felice di quel dono concessogli da Dio e cosi allarga le braccia e inizia a respirare a pieni polmoni assaporando il gusto della vita. Ma qui accade qualcosa di insolito: il vento le sfiora la pelle in maniera decisamente strana. Non è la solita carezza di un soffio soave tipico delle giornate salentine, questa volta il vento che le sbatte addosso è qualcosa di inspiegabilmente forte, qualcosa che mai aveva avvertito prima sulla propria pelle. Come se non bastasse si accorge di un rumore, di un dannato rumore in avvicinamento, via via sempre più assordante, peggio del silenzio. Adriana allora alza la testa al cielo e lo spettacolo che gli si pone davanti è del tutto spaventoso: un grosso vortice di nuvole squarcia il creato continuando a girare rovinosamente su se stesso ed è talmente forte che sembra quasi voglia risucchiare il cielo. Adriana la contadina ha appena visto un uragano. E’ il 23 novembre di un maledetto anno che non ricorda più a causa della paura.  Adriana non riesce più a ragionare lucidamente, le sue gambe tremano all’impazzata, ma qualcosa dentro di se si è acceso: la forza della speranza. Cosi, incapace di  fare finta di niente come sempre più spesso siamo abituati a fare davanti all’evidenza di una disperata richiesta di aiuto, Adriana sente il dovere di fare qualcosa e vuole farlo subito. E allora corre, sempre più veloce, adesso le sue gambe non tremano più, fuggono da sole, forse spinte dalla paura o forse sopraffatte dal timore di cadere senza riuscire più a rialzarsi, di sicuro sorrette dal senso del dovere, da quella capacità smarrita di pensare prima agli altri e poi a se stessi.  Adriana è giunta in paese ormai, ha fatto prima del previsto, allora si guarda attorno per avvisare immediatamente qualcuno dell’uragano. D’improvviso scorge un uomo intento nel suo lavoro e dopo essersi avvicinata come un lampo sputa fuori ciò che ha appena visto, ma l’uomo non sembra affatto volergli dare retta, nessuno la ascolta, anzi addirittura viene schernita, presa per pazza, un po’ come quando cerchi di far capire il tuo valore a prescindere dalle tue radici ma per la gente rimani pur sempre il figlio del contadino o il nipote del “pecoraro”. Adriana non viene presa in considerazione, dopotutto riflettendoci è soltanto una stupida contadina. Cosi dopo il trambusto momentaneo tutti gli interpellati riprendono le proprie attività, come se nulla fosse mai successo. Poi però le follie di una stupida contadina presero vita e l’uragano iniziò a farsi sentire sradicando alberi e buttando a terra le case. Nel paese iniziò a diffondersi il panico generale, adesso forse tutti le credevano, adesso infondo quella ragazza non era poi cosi pazza, ma soltanto adesso. Cosi decisero di correre a ripararsi nella chiesa invocando l’aiuto del protettore del Paese, Sant’Oronzo. È davvero strano come ci si rivolga al cielo ogni qualvolta ci si trovi immersi nella disperazione per poi dimenticarsene una volta che le difficoltà sono passate, eppure è cosi. Ma è ancora più incredibile che da lassù non ci abbiano ancora voltato le spalle pur essendo a conoscenza di questo nostro ignobile modo di fare. Cosi Sant’Oronzo senza pensarci su due volte salvò la vita a molte persone, proprio come fece Adriana mettendosi a correre senza lasciarsi sopraffare dalla paura.  Sant’Oronzo dunque ci ha salvato la vita mandando via l’uragano, ma la povera contadina dal nome Adriana non è stata certo da meno, lei ha continuato ad urlare a squarciagola di scappare, di mettersi al riparo, Sant’Oronzo ha fatto il resto. Entrambi ci hanno salvato la vita e per questo rendiamogli grazie, magari chissà: adesso lassù corrono insieme nei sentieri dell’infinito, magari adesso Adriana è libera. Questo non possiamo saperlo ma di sicuro il loro operato non è finito nel dimenticatoio.

 

Un saluto dal vostro Antonio Cotardo 🙂 

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